Da " Serramenti e Design " di Ottobre 2010

Per la prima volta dal 2008, nel settore edilizio sta profilandosi un andamento positivo degli indici della produzione. L’ISTAT ha trasmesso le stime provvisorie relative al secondo trimestre del 2010, indicando un aumento del 2,5% rispetto ai tre mesi precedenti, ma… Attenzione: rispetto ai valori del 2009 c’è stato un calo e – questa la notizia positiva- per fortuna di entità minore. La differenza è minima ed è ancora presto e troppo poco per rivedere le previsioni concernenti la fine dell’anno. In ogni caso l’inversione di rotta censita dall’Istat è un segnale che fa ben sperare. Un altro tenue motivo di soddisfazione è la confermata tendenza positiva nel 2010 dell’andamento delle nuove transazioni immobiliari residenziali. Ad indicarlo sono i risultati di numerosi istituti di analisi e ricerca. Per rimanere all’ISTAT nel primo trimestre del 2010 è stato rilevato che le convenzioni riferite alla compravendite hanno registrato un aumento del 2,3 % rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Il fenomeno mostra per la prima volta, una variazione di tendenza in positivo, a seguito di una fase di discesa iniziata nel 2007, proseguita con decrescita in aumento fino al primo trimestre del 2009, per poi presentare cenni di rallentamento nei trimestri successivi. Ciò nonostante la maggior contrazione delle compravendite registrata negli ultimi anni (-16,1%) fa sì che l’auspicabile segnale di inversione di tendenza osservata nei primi due mesi del 2010 rappresenti l’indicatore di un mercato diverso che in termini di volumi delle transazioni si manterrà per anni molto distante dai valori precedenti alla caduta. Solo gli immobili di tipo economico o super lusso, segnalano un andamento più reattivo. Visto lo scenario poco confortante che si prospetta per la nostra filiera, sono andato a cercare i più piccoli cenni positivi per articolare motivi di ottimismo, ma purtroppo mi è sembrato di arrampicarmi sui vetri. L’ottimismo è il “pane” dell’imprenditore eppure trovare in questi ultimi mesi buone notizie con cui alimentarlo per le piccole imprese del nostro settore è cosa ardua. Per continuare a crederci bisogna essere sordi alle promesse, disillusi nelle attese, pazienti e tenaci come nessun altro e molto, molto attaccati alle sorti del nostro Paese. Ogni piccolo imprenditore a modo suo, certo, ma uniti da un filo invisibile che nessuno vuole spezzare. Ho scritto vuole ma forse dovrei cambiarlo con vorrebbe perché alla fine purtroppo potrebbe accadere. E sarebbe una frattura nel sistema. A nulla serve continuare a recitare la stucchevole litania che la crisi che stiamo vivendo non riguarda solo l’Italia; che ogni Paese deve fare la sua parte perché non esistono soluzioni univoche ed efficaci per tutti. Ma in tutti i Paesi, nessuno escluso, la crisi non ha toccato gli appartenenti alle varie “caste” che, redditi alla mano, nel nuovo millennio mai come in questi ultimi mesi sono state finanziariamente tanto floride. Coloro che vi appartengono, senza alcun merito produttivo in tutti i sensi, godono di stipendi, prebende, pensioni, e liquidazioni addirittura vergognose nei confronti del crescente numero di cittadini privati della dignità di guadagnarsi il “pane” senza doverlo elemosinare. In un passato non molto lontano ai cittadini che chiedevano il “pane” per non morire di fame, fu consigliato di mangiare brioches: tagliarono la testa a tutti.